Il giorno della gara

Dopo mesi di allenamento, arriva per ogni atleta il giorno della gara.

Ogni atleta vive la vigilia in modo personale. 

Si possono identificare due grandi categorie di sportivi: da una parte coloro che aspettano con impazienza il momento della gara, dall’altra quelli che tendono a subire la verifica della competizione.

I primi sono solitamente gli atleti che nel corso della gara riescono a performare in linea con le aspettative derivanti dagli allenamenti o addirittura oltre.

Appartengono al secondo gruppo gli atleti che invece, per svariate motivazioni, fanno fatica a fornire in gara risultati coerenti con quanto hanno fatto vedere durante gli allenamenti dei giorni e delle settimane precedenti.

Esistono attitudini e predisposizioni individuali differenti, tuttavia molti aspetti che condizionano il corretto approccio alla gara possono essere allenati.

Come comportarsi prima della partenza della gara

Così come è importante preparare il sistema metabolico e neuromuscolare attraverso uno specifico riscaldamento, è altrettanto funzionale arrivare ai minuti precedenti lo start avendo svolto quello che potremmo chiamare, per analogia, riscaldamento mentale.

Una delle prime preoccupazioni di un coach è quella di saper leggere nei comportamenti del proprio atleta a quale macro categoria egli appartiene.

Il passo successivo è insegnare al proprio atleta come si gestisce lo stato emozionale prima di un evento di grande importanza, per il quale ci si è preparati per mesi. 

Questo processo di allenamento mentale è necessario che parta dalla consapevolezza che non esiste uno stato emozionalevincente applicabile in modo uniforme a tutti, proprio come non esiste un modello allenante unico.

Esiste, invece, lo stato emozionale utile per quel determinato atleta

La valenza del processo di trasmissione non si declina quindi in termini di positività o negatività, ma in funzione dell’utilità riferita a quel giorno e a quel determinato tipo di gara che sarà a sua volta legata a uno specifico contesto.

Ad esempio, lo stato emozionale di paura è funzionalmente efficace se devo fuggire di fronte a un serio pericolo. Fornirà benzina supplementare alla mia velocità di corsa.

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Viceversa, la tranquillità, che in altri momenti potrebbe essere lo stato emozionale più utile, in questo caso sarebbe deleteria, rendendoci poco reattivi di fonte al pericolo.

In generale si può dire che gli estremi emotivi nello sport raramente supportano prestazioni positive. 

La troppa eccitazione o la troppa tranquillità poco prima della partenza di una gara non aiutano il raggiungimento di una prestazione ottimale.

Lo stato emozionale con cui un atleta si avvicina alla gara, influenzerà il comportamento che avrà durante la gara stessa e la bontà delle decisioni tattiche e strategiche che prenderà.

Parte avvantaggiato l’atleta che è in grado, grazie a specifiche tecniche di coaching, di gestire il proprio stato emozionale. 

Accade il contrario se avviene il “sequestro emozionale”, quello stato emotivo dove la parte emozionale travolge quella razionale, orientando l’atleta verso decisioni non funzionali.

Tra le tecniche più utilizzate per raggiungere uno stato emozionale funzionale, ricordiamol’ancoraggio e il self talk.


L’ancoraggio utilizza potenti risorse consapevoli al fine di ottenere una sensazione desiderata. E’ il processo per cui un ricordo, una sensazione, si associa (“ancoraggio”) a qualcos’altro. Significa, in sintesi, associare un segnale a una sensazione.

La tecnica dell’ancoraggio permette sia di richiamare sensazioni positive per una determinata situazione, sia di cancellare collegamenti disfunzionali con ancore negative del passato.

Mentre l’ancoraggio è una tecnica da utilizzare nei momenti prima della partenza, il dialogo interno o self talkè utile utilizzarlo durante la gara.

Esistono tecniche utilizzate di coaching sportivo che indirizzano a vantaggio dell’atleta l’inner game, ovvero il gioco interno nella nostra mente. Infatti, indipendente dal tipo di gioco esternoa cui stiamo giocando, l’avversario che si nasconde nella nostra mente è spesso molto più forte di quello che ci troviamo all’esterno.

Il dialogo interno è rappresentato da tutto ciò che diciamo a noi stessi, durante gli allenamenti o durante le gare. Cosa ci diciamo e come lo diciamo influenza la qualità della nostra prestazione.

È fondamentale sostituire ciò che ci diciamo e che non ci serve, anzi ci danneggia, come i rimproveri (non sono capace di andare più veloce), i messaggi demotivanti (anche oggi non riuscirò a fare una buona gara), le scuse (oggi non funziona, troppo caldo \ freddo\ vento\percorso che non mi si addice), con un linguaggio di tipo positivo.

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