LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

ARTICOLO DELLA SERIE

LE REGOLE PER L’ALLENAMENTO EFFICACE

Tra i vari principi dell’allenamento, uno dei più importanti è quello della continuità. 

Nessun programma d’allenamento, magari firmato dal coach più popolare, è più efficace di quello che ci garantisce o protegge dagli infortuni e quindi dall’inevitabile interruzione dell’allenamenti.

Dovendo essere continua per essere efficace, è chiaro come la programmazione che tutela lo sportivo e ne previene i possibili infortuni è da considerarsi fondamentale.

Le problematiche relative agli infortuni nelle discipline di resistenza sono molto inferiori rispetto agli sport dove esiste un contatto fisico con l’avversario.

L’attenzione va posta non tanto sugli infortuni acuti ma su quelli cronici, cioè quei fastidi che possono emergere a causa del ripetersi di un gesto ciclico (bracciata, pedalata o corsa). Il grande vantaggio del triathlon rispetto ad altri sport di endurance e alle singole specialità di nuoto ciclismo e corsa è che nel suo allenamento c’è una grandissima varietà di stimoli e quindi meno stress dal punto di vista muscolo articolare.

Tra un corridore che si allena 10 ore settimanali e un triatleta che si allena lo stesso numero di ore, le possibilità di incorrere in infortuni predisponenti saranno molto più alte nel primo sportivo (per 10 ore alla settimana esegue lo stesso identico movimento) rispetto al secondo, le cui 10 ore sono suddivise tra nuoto, ciclismo e corsa.

Quali sono i più frequenti infortuni per chi pratica triathlon?

I sei infortuni da evitare sono:

– Tendinite della cuffia dei muscoli rotatori, che può essere scatenata da una scorretta tecnica di bracciata, specie nella fase del recupero.

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– Lombalgia, tipica di chi corre in sovrappeso o di chi sta in sella alla propria bicicletta con una postura scorretta.

– Contratture ai flessori (bicipiti femorali), fastidio tipico di chi già dotato di poca elasticità non dedica tempo all’allungamento muscolare.

– Bandelletta ileo – tibiale, infortunio spesso scatenato da un’errata posizione in sella.

– Tendinite achillea, come nel caso delle contratture ai flessori, il sovrappeso non gioca a favore. Questo infortunio è più frequente in coloro che hanno una scadente tecnica di corsa.

– Fascite plantare, spesso scatenata da calzature inadeguate.

Un punto da rilevare per chi, superata la fase di principiante, sta aumentando il numero di ore settimanali dedicate all’allenamento è quello relativo alla distinzione tra fastidio e dolore. 

Mentre il dolore muscolare è un segnale sempre da rispettare, interrompere l’allenamento ogni volta che si sente un fastidio muscolare, non è una buona strategia. 

Insistere in modo testardo ad allenarsi in presenza di dolori muscolari o tendinei solo per essere tranquilli nell’aver completato il programma settimanale è il modo migliore sia per non guarire sia per favorire nuovi infortuni.

Il fastidio muscolare, specie per chi si allena con buona frequenza settimanale, diventa, in certi periodi della stagione quando il carico d’allenamento è più alto, una sorta di compagno di viaggio.

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